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stom0Lo Stomachion è uno di quei materiali che tornano ciclicamente in classe, e ogni volta riescono ad aprire prospettive nuove. L’ho riproposto anche quest’anno, partendo dal suo fascino di oggetto antico e un po’ misterioso: un quadrato suddiviso in quattordici pezzi, che si possono ricomporre in molti modi diversi.

 

Abbiamo iniziato proprio da qui, dal gioco, lasciando ai bambini il tempo di manipolare, provare, sbagliare, ruotare e confrontare le forme. Senza fretta, è emersa la necessità di capire meglio “quanto valgono” quei pezzi.

Da questa curiosità siamo passati naturalmente all’area. Il fatto che il quadrato avesse lato 12 ci ha permesso di lavorare su un contesto accessibile: l’area totale è 144, un numero che i bambini possono gestire e scomporre. Abbiamo allora osservato i singoli pezzi, cercando strategie per calcolarne l’area: qualcuno ha provato a ricondurli a rettangoli, altri li hanno scomposti in triangoli, altri ancora hanno iniziato a contare in modo più informale. Poco alla volta si è fatta strada un’idea importante: nonostante le forme fossero diverse e a volte irregolari, le aree risultavano sempre numeri interi. Questa scoperta ha sorpreso e incuriosito molto.

A quel punto abbiamo sentito il bisogno di rappresentare meglio ciò che stavamo facendo. Abbiamo quindi riportato il quadrato su una griglia e ogni pezzo è stato “tradotto” in una figura costruita con quadretti. Questo passaggio ha reso visibile ciò che prima era solo intuito: l’area come conteggio di unità. Nella fase finale del percorso, ogni bambino ha rappresentato i pezzi utilizzando poligoni su griglia, scegliendo liberamente come organizzarli e come mostrarne l’area. Ne sono nate rappresentazioni diverse, personali, tutte corrette ma ciascuna con un proprio stile: chi ha privilegiato la precisione del contorno, chi la chiarezza del conteggio, chi l’uso del colore per distinguere le parti.

Il lavoro si è così chiuso tornando al quadrato iniziale, ma con uno sguardo completamente diverso: non più solo un puzzle da ricomporre, ma uno spazio misurabile, trasformabile e raccontabile. In questo passaggio dal gioco alla rappresentazione, i bambini hanno costruito un’idea di area concreta e significativa, fatta di forme, tentativi e scelte personali.

 

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